“Continua il record assoluto dell’export agroalimentare” così si commentano i dati sul commercio estero del primo semestre appena usciti. Le esportazioni del settore, infatti, crescono con numeri a 2 cifre e segnano un + 11,9% per il periodo gennaio-giugno 2021 sullo stesso periodo del 2020.

Un risultato eccezionale per il Made in Italy sempre più lanciato verso il raggiungimento della cifra record dei 50 miliardi di euro di esportazioni. Risultati importanti in USA con +18% e in Russia dove, nonostante le sanzioni, il settore agroalimentare mette a segno un +26%.  Interessante il mercato Cinese che sfiora il +50% e la Corea che arriva a +57,2%. Performano bene in Europa  Paesi Bassi  (+16,3%), Belgio (+17,9%), Polonia (+21,9%) e Romania (+21%). I settori che crescono di più sono acquaviti e liquori (+25,5%), oli e grassi (+19,7%), dolciario (+18,9%). 

Un quadro positivo che però non deve far abbassare la guardia: l’altra faccia della medaglia è un settore che continua a soffrire sul mercato interno perché l’incremento dei costi delle materie prime e dell’energia non trova oggi il necessario riconoscimento dei costi di produzione da parte soprattutto di alcune catene della  GDO.

Questo colpisce una parte consistente della nostra filiera produttiva, soprattutto quelle PMI che hanno come sbocco solo il mercato interno. Bisogna lanciare un appello quindi alle catene distributive operanti nel nostro Paese affinché recepiscano gli incontestabili e obiettivi aumenti dei costi di produzione o si rischia la scomparsa di quelle PMI spina dorsale del nostro Paese. A ritroso, lo stesso giusto riconoscimento dei maggiori costi deve avvenire anche da parte dell’industria verso gli agricoltori e allevatori italiani senza i quali il nostro Made in Italy non esisterebbe.

Vuoi anche tu vendere all’estero?
Siamo specializzati nello sviluppare le vendite delle PMI italiane all’estero