Prendono il via il 30 giugno i saloni fiorentini dedicati alle collezioni PE 2022 uomo e bambini, con un attesissimo ritorno in presenza che vedrà Pitti Uomo 100 e Pitti Bimbo 93 svolgersi contemporaneamente fino al 2 luglio nella tradizionale location della Fortezza da Basso di Firenze.

Attesi per l’uomo 395 brand, di cui 112 dall’estero (il 28% del totale); di questi, ben 338 saranno presenti sia fisicamente che su Pitti Connect, mentre 57 solo sulla piattaforma digitale. La moda junior sarà invece rappresentata da 113 marchi, il 60% dei quali dall’estero (68 brand), con 71 aziende che hanno scelto di presenziare sia fisicamente che online e 42 solo su Pitti Connect.

Alla vigilia dei due appuntamenti, il Centro Studi di Confindustria Moda per SMI rende noti i risultati dei due comparti, che ovviamente tracciano un quadro a tinte fosche per quanto riguarda lo scorso anno, ma anche i primi segnali di ripartenza nel primo trimestre del 2021.

Il menswear italiano ha registrato nel 2020 un giro d’affari di 8.169 milioni di euro, in calo del -19,5% e con una perdita di quasi due miliardi di euro; il comparto rappresenta il 18,3% del turnover complessivamente generato dalla filiera a livello nazionale e il 27,4% della sola parte abbigliamento. Il valore della produzione è stato caratterizzato da una dinamica negativa simile a quella del fatturato, in flessione del -21,3%.

Tra le diverse categorie merceologiche, la confezione, che rappresenta il 53,6% del fatturato settoriale, è scesa del -20,3%, la camiceria del -25,6%, la confezione in pelle del -21,1% e la maglieria del -14,6%; a soffrire maggiormente è stato il segmento delle cravatte, crollato del -44,6%.

Nonostante la pandemia, l’export ha mantenuto il suo ruolo strategico per la moda maschile italiana, concorrendo al 71,7% del fatturato; su base annua, però, le esportazioni di settore sono scese del -16,7%, passando a 5,8 miliardi di euro (1.171 milioni in meno in un anno). Anche per quanto riguarda l’import si registra un grave calo, pari al -20,2%, che porta le importazioni di moda uomo a 3,7 miliardi di euro, (940 milioni in meno rispetto al 2019). La perdita nel mercato italiano si è attestata a -30,1%. Per quanto riguarda gli sbocchi commerciali, la UE (che senza il Regno Unito non è più il mercato principale, ma rappresenta il 41,9% dell’export del settore) ha registrato un -14,6%, mentre i Paesi extra-UE un -17,9%.

Analizzando i dati dei primi tre mesi del 2021, se l’import, pur in miglioramento rispetto al dato di gennaio-dicembre 2020, registra una flessione a due cifre pari al -15,2%, l’export, pur restando negativo, assiste ad un deciso miglioramento, chiudendo a -3,9% rispetto al primo trimestre 2020, per un totale di 1.616 milioni di euro. Rispetto ai primi tre mesi del 2019, le vendite estere risultano ancora inferiori del -9,7%, anche se il mese di marzo 2021 ha registrato un aumento del 6,5% rispetto a marzo 2019 (e del 45,4% rispetto a marzo 2020).

Passando ai risultati della moda junior, il calo del settore nel 2020 è stato pari al -14,7%, con una perdita nei 12 mesi di quasi 450 milioni di euro e un giro d’affari totale di 2.640 milioni circa. Anche in questo caso, il valore della produzione registra una dinamica simile, con una flessione del -14,5% rispetto all’anno precedente.  

L’export di comparto si è attestato a 1,1 miliardi di euro, in perdita del -13,7% su base annua, arrivando a rappresentare il 41,6% del totale. Le importazioni settoriali, piuttosto vivaci nel biennio 2018-2019, invertono il trend e calano del -15,9%, per un totale di circa 1,8 miliardi di euro. Il mercato italiano ha conosciuto una flessione del -18,1%.

Il Centro Studi di Confindustria Moda evidenzia una dinamica particolarmente positiva per l’e-commerce, che già nel periodo compreso tra la PE 2019 e l’AI 2019-20 era aumentato del +50,6% e che nei mesi compresi tra la PE 2020 e tutto l’AI 2020-21 è cresciuto di un ulteriore +33,1%; boom del segmento neonato, che ha visto un’impennata delle vendite del 97,3%.

Venendo ora all’anno in corso, secondo i dati ISTAT ad oggi disponibili con riferimento al solo segmento bebè, da gennaio a marzo 2021 l’export mostra timidi segnali di ripresa, con una progressione del +0,7%. Tra i principali mercati, si assiste al ritorno di dinamiche positive in molti casi: l’export diretto in Svizzera cresce del +10,9%, quello in Francia del +49,9%, quello in Germania del +10,1%. Una buona performance interessa anche le vendite di moda bebè destinate agli Emirati Arabi Uniti, che segnano un +115,7%. Di contro, Spagna e Regno Unito si mantengono interessati da un trend negativo: la Spagna cede il -19,5% da gennaio a marzo 2021, il Regno Unito il -36,3%.

Anche l’import è salito, del +0,5%; i primi due fornitori, Cina e Spagna, crescono rispettivamente del +5,2% e del +24,7%, arrivando a rappresentare insieme il 43% delle importazioni totali, mentre il Bangladesh, terzo fornitore con un’incidenza del 15,0%, registra una flessione del -24,9%.

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