L’export dei prodotti made in Italy per il 2018 ha registrato un balzo del 13% verso gli Stati Uniti che secondo l’Istat coinvolge soprattutto autoveicoli, alimentari, chimica e macchinari.

Gli Stati Uniti rappresentano da tempo il paese con il maggior singolo avanzo commerciale: 1,8 miliardi nel mese, 16,7 da gennaio, quasi pari all’intero saldo attivo di tutte le aree extra-Ue messe insieme. Ma a fine 2018 i paesi che hanno contribuito di più all’incremento dell’export oltre agli USA (+22,3%) sono Germania (+7,7%), Svizzera (+16,2%), Francia (+4,6%) e Paesi Bassi (+20,8%). Tra i settori, invece, spiccano articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici (+45,0%).

Il food ancora in testa: i dati dell’agroalimentare

In tutto il mondo si registra un record storico per il Made in Italy agroalimentare con le esportazioni che fanno registrare un incremento del 3,4 % nei primi otto mesi del 2018 rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. A rivelarlo è un’analisi Coldiretti dalla quale si evidenzia che in alcuni settori come il vino gli acquisti all’estero hanno addirittura superato quelli in Italia. Gli Stati Uniti in particolare sono diventati il primo mercato mondiale per il consumo di vini: nella prima metà del 2018, la quota delle esportazioni di vino dall’Italia verso gli USA copre quasi il 40% di tutto l’export agroalimentare, con una crescita del +2,5%.

Oltre ai paesi europei, con la Germania come mercato principale (+ 4,9%), la Francia in aumento del 7,4% e la Gran Bretagna dell’1,3%, gli USA continuano la crescita con un +1,5%, ma è la Russia a registrare un aumento significativo del 6% nonostante l’embargo all’ingresso per un’importante lista di prodotti agroalimentari, rinnovato sino alla fine del 2019.

Il futuro del lusso made in Italy nei mercati emergenti

Secondo uno studio di Confindustria-Prometeia “Esportare la dolce vita”, moda, arredo, design e lusso l’anno scorso valevano il 20% delle esportazioni della manifattura italiana. I mercati emergenti “top premium” per il lusso italiano sono Cina, Russia ed Emirati Arabi Uniti ma il futuro vedrà anche Messico, Malesia, Tailandia e Brasile come sbocchi privilegiati, dal momento che è proprio in questi ultimi paesi che si concentreranno i “nuovi ricchi” nel 2023, cioè 174 milioni di clienti potenziali in più rispetto ad oggi.

Nei paesi extra-UE i margini di miglioramento ci sono, considerato soprattutto che le infrastrutture dedicate al trasporto marittimo, il secondo vettore delle esportazioni italiane dopo quello su terra, hanno beneficiato soltanto del 2% degli investimenti complessivi in logistica nel periodo 2013-2017. Per un’economia come quella italiana che basa più del 30% del proprio Pil sull’export, è fondamentale investire in infrastrutture di trasporto come condizione indispensabile di competitività. Ma i ritmi di investimento non sono così rapidi come negli altri paesi, motivo per cui l’Italia non è ancora in cima alla pari della più innovativa Germania.

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