Le imprese italiane sono cresciute a ritmi vivaci sui mercati internazionali: le esportazioni gennaio-giugno 2021 a valori correnti hanno segnato un +4,6% rispetto al 2019. Il risultato, migliore di quello tedesco (3,9%) e francese (2,4%), è stato raggiunto grazie alle brillanti performance della filiera dei metalli, favorite dalla spinta dei prezzi, e dei settori influenzati e sostenuti dal cambiamento delle abitudini di consumo indotto dalla pandemia: mobili, elettrodomestici e alimentare e bevande. Si  segnala anche il completo recupero dei livelli pre-crisi dell’export italiano di autoveicoli e moto e meccanica, a fronte di un maggiore ritardo di Germania e Francia. In termini geografici, un contributo rilevante è giunto dalla ripresa degli scambi all’interno dell’Europa, accanto a un sorpasso dei livelli di export pre-Covid in Asia e Nafta. Da segnalare, per l’Italia, il completo recupero dei livelli di export pre-crisi in due importanti settori, Autoveicoli e moto (+4.6% nel I semestre 2021, rispetto al pre-Covid) e Meccanica (-0.5%), a fronte di un maggiore ritardo di Francia e Germania (soprattutto nelle vendite di macchinari tedeschi, -3.2%).

Una pausa a settembre

Tuttavia a settembre l’Istat stima per l’interscambio un calo congiunturale per le esportazioni (meno 1,1%) e un aumento per le importazioni (più 0,6%). La valutazione del saldo è pari a più 1.671 milioni, in calo rispetto a settembre 2020 (più 5.273). Nel terzo trimestre, l’export aumenta comunque del 2,3%, per effetto soprattutto dei beni strumentali (più 6,8%).

Boom degli investimenti

Gli investimenti, sostenuti dagli incentivi, si sono mostrati in accelerazione nei primi sei mesi dell’anno, rispetto alla dinamica già positiva della seconda metà del 2020 (+5.4% secondo i dati di contabilità nazionale, +23.7% in termini tendenziali). Il risultato è da attribuirsi in prevalenza agli investimenti in costruzioni (dove emerge un contributo rilevante della componente residenziale, trainata dagli interventi di ristrutturazione e riqualificazione energetica) e a quelli in macchinari e impianti, a fronte di un traino più debole dei mezzi di trasporto.

La ripresa dei consumi

La crescita è attesa proseguire a buoni ritmi nella seconda parte dell’anno, grazie anche all’impulso fornito dalla prima tranche dei fondi europei, confermando gli investimenti come la componente di domanda più dinamica del quadro manifatturiero 2021. Nel secondo trimestre dell’anno anche i consumi hanno registrato la tanto attesa inversione di tendenza, crescendo del 5.2% sul trimestre precedente, grazie alla spinta delle voci di spesa più colpite dalle restrizioni anti-Covid: servizi e beni semidurevoli. Per il 2021 è previsto ancora un gap rispetto ai consumi pre-crisi, con ritardi a doppia cifra per abbigliamento e calzature, a fronte di livelli superiori al pre-Covid per beni alimentari, durevoli per la casa ed elettronica di consumo.

Gli scambi mondiali sono proseguiti a ritmi sostenuti nel primo trimestre 2021, per poi stabilizzarsi nel secondo in termini di volumi, a causa dell’emergere di colli di bottiglia lungo le filiere produttive e logistiche, unito alla progressiva normalizzazione dei tassi di crescita della domanda in tanti settori. I dati in valore sono in continua espansione, invece, sostenuti dalla fase rialzista dei prezzi.

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