Dai dati di Cso Italy, la produzione di ortofrutta italiana del 2018 è stata di 23 milioni 841 mila tonnellate, con un volume pressoché stazionario rispetto all’anno precedente (-0,2%). L’Italia rimane leader nella produzione ortofrutticola a livello europeo. Gli ortaggi hanno rappresentato la parte maggiore con 14 milioni 416mila tonnellate, registrando una flessione del -1,1%, mentre la frutta con 9 milioni 524mila tonnellate ha evidenziato una crescita del +1,2%. Analizzando nel periodo degli ultimi 5 anni (2013-2018) la produzione è aumentata del +1.9% Pressoché stazionarie nel 2018 anche le superfici attestate a 1 milione 176 mila ettari (-0,5% sul 2017), con una leggera prevalenza degli ettari della frutta (600 mila) sugli ortaggi (575 mila).

Il valore della PLV ortofrutticola negli anni recenti si è costantemente mantenuto sopra i 12 miliardi di euro annuali. Il peso dell’ortofrutta all’interno del valore della PLV Agricola rappresenta ben il 30%. In termini di valore l’ortofrutta italiana degli ultimi dieci anni è cresciuta da circa 12 a 13,5 miliardi di euro. Sono segnali positivi ma c’è un campanello d’allarme che non può essere trascurato: il crollo dell’export nell’ultima campagna. Analizzando sempre gli ultimi dieci anni siamo alla peggior campagna di export mai realizzata.

Dopo il 2017 dei record con il superamento del “muro” dei 5 miliardi di euro di export (5,2 miliardi per la precisione), il 2018 ha registrato una flessione arrivando a quota 4.891 milioni di euro (3.391 milioni la frutta, 1.500 milioni gli ortaggi), secondo i dati di Ice Agenzia. La diminuzione ha toccato in misura minore gli ortaggi (-3,06%) rispetto alla frutta (-8,2%). Il comparto ortofrutta è uno dei settore strategici del made in Italy, rappresentando il 18% dell’export agroalimentare, valore che sale al 31% se si aggiunge l’ortofrutta lavorata e conservata. Il dato aggregato, evidenzia come l’ortofrutta sia la prima voce dell’export agroalimentare con un valore di 8.438.573 migliaia di euro, contro i 6.204.963 migliaia di euro del vino, seconda voce.

Per quanto riguarda la frutta l’82,7% dell’export italiano è concentrato nei paesi dell’Unione Europea, con quote minori per gli altri mercati mondiali: 6,8% l’Europa non Ue, 5,2% Asia, 3,4% America, 3,2% Medio Oriente. In flessione il top clients dell’Italia, ovvero la Germania, che da sola assorbe quasi un terzo dell’export di frutta, con oltre un milione di euro (-9%). In crescita il secondo mercato, quello francese, con 421 milioni (+2,7%) e il terzo, svizzero (+2,4). A seguire altri mercati in calo: Austria (-6%), Regno Unito (-7,2%) e Spagna (-26%). Da segnalare, la crescita in doppia cifra di alcuni mercati come Israele (+28,2%), Giappone (+27%) e Qatar (+21%). I prodotti più esportati sono mele, pere e cotogne fresche per un valore di 863 milioni di euro, uva 675 milioni, albicocche, ciliegie e pesche 282 milioni.

Ancora più dipendente dai paesi dell’Unione Europea il mercato degli ortaggi concentrato per l’89% nella Ue. Anche qui è la Germania a fare la voce più grossa determinando un terzo del valore (446 milioni di euro), anche in questo caso col dato in flessione -5,5%. Bene il secondo mercato, quello francese, con un +2,7%, a seguire altre performance negative in ordine di peso: Austria (-5,3%), Regno Unito (-9,6%), Svizzera (-9,5%). Crescono in doppia cifra mercati come Slovacchia (+27,6%), Repubblica Ceca (+25,9%) e Danimarca (9,1%).

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