La pandemia ha colpito le vendite globali delle imprese italiane, ma il Nordest si riscopre trainante per l’export nazionale anche in tempi di Covid.

I ricavi internazionali di Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige sono superiori a 82 miliardi di euro, in calo dell’8,2 per cento, comunque meglio del 2009 annus horribilis per la crisi finanziaria mondiale, ma soprattutto è la cifra che mostra la maggior tenuta nell’Italia industriale.

Nel 2019 le vendite internazionali del manifatturiero avevano superato per quest’area gli 86 miliardi, nel 2020 causa Covid il dato finale è più basso ma superiore ai 79 miliardi di euro.

Nonostante questo arretramento, infatti, la vocazione internazionale del territorio non cede neppure alla crisi sanitaria: a fine anno si è registrato un effetto di rimbalzo che, se non ha compensato l’andamento disastroso dovuto al lockdown, certamente dice molto di quello che c’è da attendersi.

Le previsioni e i primi dati vedono la ripartenza dai paesi extra-Ue.

Esempi importanti ci sono nel settore dell’occhialeria, ma anche nel settore della siderurgia e della componentistica, come pure in un comparto molto in sofferenza come quello del lusso.

I campioni dell’export a Nordest sono aziende che entrano nella filiera della componentistica industriale di alto livello, attivi nel comparto moda e dell’elettrodomestico.

La globalizzazione non è morta, è solamente diversa da quella che abbiamo imparato a conoscere: è questo un punto di partenza per raccontare la nuova normalità.

Gli ultimi dati a disposizione, sembrano evidenziare che le catene globali del valore mostrano un certo grado di resistenza di fronte all’attuale shock economico globale e questo porta a pensare che la situazione che stiamo vivendo potrà probabilmente accelerare i processi già in atto senza modificarne in maniera significativa il segno.

Rispetto alle imprese del Nordest, le indicazioni che si possono trarre sono diverse: la regionalizzazione delle catene globali del valore potrebbe richiedere alle imprese coinvolte un ulteriore sforzo per moltiplicare la propria presenza internazionale attraverso nuovi investimenti.

Riguardo ai mercati che cavalcheranno la ripresa, si presume che la ripresa arriverà dall’Asia. La Cina chiude in positivo benché sia stato il primo Paese colpito dalla pandemia.

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