«L’Uzbekistan è ricchissimo di materie prime: petrolio e gas, oro e argento, uranio, rame, tungsteno, vanadio e molto altro. È anche un grande produttore agricolo e tessile (è il secondo produttore al mondo di cotone), in grande fermento per la costruzione delle infrastrutture e con un settore automotive molto sviluppato», spiega Luca Picasso, presidente di Confindustria Uzbekistan, una realtà di recente costituzione, a dimostrazione dell’interesse italiano per questo paese dell’Asia Centrale. «Le aziende italiane sono presenti nella capitale e nelle regioni di Andijan, Jizzakh e Bukhara dove è attivo il nostro vicepresidente Giovanni Petriccioli. Sono principalmente coinvolte nel settore materiali da costruzione, sviluppo immobiliare e consulenza tecnologica, ma mostrano interesse anche nei settori oil&gas, energy e rinnovabili, agricoltura, automotive e tessile. I nostri competitor sono soprattutto i tedeschi, oltre ad americani, francesi, coreani e cinesi». «Va da sé che un paese con tutte queste ricchezze e con una buona capacità imprenditoriale sia molto attrattivo non solo per le grandi imprese ma anche per le PMI: ci sono opportunità in tutti i settori. Gli uzbeki sono un popolo di gran lavoratori, poliglotta, tollerante nei confronti di etnie e religioni diverse, come ben sanno i numerosi turisti che hanno percorso la Via della Seta e visitato città dalla storia millenaria come Khiva, Bukhara e Samarcanda», aggiunge Picasso.

Confindustria Uzbekistan è partner del Business Forum Italia-Uzbekistan dell’11 dicembre organizzato dalla think tank milanese The European House – Ambrosetti e dalla Farnesina (https://www.iubf20.ambrosetti.eu/). A questo evento online parteciperà anche Manlio Di Stefano, sottosegretario agli Affari Esteri e alla Cooperazione Internazionale: «Siamo al fianco degli imprenditori per esplorare nuove possibilità di export e investimenti, perché siamo convinti che le istituzioni debbano fornire una cornice adeguata, un veicolo agli scambi economici, favorendo l’intraprendenza del settore privato». In merito al Business Forum, Di Stefano osserva: «Si tratta di un appuntamento importante per dare nuovo impulso alla cooperazione bilaterale. In un contesto condizionato dalla pandemia, vogliamo rilanciare i contatti fra le comunità d’affari dei due paesi nei settori prioritari delle infrastrutture e trasporti, della meccanica di precisione, agro-industria, energia e rinnovabili. Il Business Forum si inserisce in un contesto di relazioni eccellenti: negli ultimi anni il nostro governo ha lavorato per approfondire la cooperazione con Tashkent e con tutta la regione centroasiatica, riconoscendone il capitale economico e geostrategico. Tra il 2018 e il 2019 ho visitato tutti e cinque i cosiddetti -stan e siamo riusciti a riunire tutti i ministri degli Esteri nella Conferenza Italia-Asia centrale 5+1». La prevista visita in Italia del presidente Mirziyoyev sarà «un’ulteriore tappa del rafforzamento dei legami bilaterali», conclude il sottosegretario.

In Asia Centrale, l’Uzbekistan è un paese chiave e la modernizzazione in atto lo sta rendendo una meta interessante per gli investitori italiani. «Le esportazioni italiane in Uzbekistan valgono 313,6 milioni di euro, secondo dati ISTAT 2019. Sono più che raddoppiate in un quinquennio. La nota di preoccupazione è che, causa pandemia, nei primi otto mesi del 2020, sono calate del 13,9%», sottolinea a Carlo Ferro, presidente di ICE.
«Per cogliere nuove opportunità di export e di internazionalizzazione le imprese italiane possono contare sul sostegno di Simest quale partner finanziario istituzionale di riferimento in grado di affiancarle lungo il percorso di crescita sui mercati esteri, in coordinamento con il MAECI, la rete diplomatica italiana nel mondo e gli altri attori del sistema paese», afferma Pasquale Salzano. Presidente di Simest, Salzano aggiunge: «Oltre a offrire strumenti di finanza agevolata a sostegno dell’internazionalizzazione delle imprese e a sostenere operazioni di credito all’esportazione attraverso il riconoscimento di contributi in conto interessi, Simest sostiene le imprese italiane anche nei progetti di investimento diretto estero, fornendo capitale a medio-lungo termine, con una quota di minoranza, senza intervenire nella governance. Una presenza, la nostra, che rappresenta uno straordinario vantaggio competitivo per le imprese italiane, contribuendo ad accrescerne il livello di credibilità e di solidità sui mercati esteri, come solo un legame diretto e sinergico con le istituzioni nazionali può fare».

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