Con la chiusura del Monaco Boat Show, il fitto calendario di Saloni nautici mondiali si prende una pausa. Genova, Cannes, Southampton e, appunto, Monaco, sono stati un’iniezione di adrenalina pura per chi ama le barche e per chi le produce, con tutta la sua lunga filiera. È stato un settembre di successi, di certificazione e rafforzamento del rilancio cominciato un anno fa, di desiderio marcato degli appassionati di tutto il mondo di tornare a vivere.

In questo caso, del resto, i numeri non sono tutto, non possono – come è ovvio – raccontare di un clima e di una così forte sintonia tra tutti i protagonisti di questi appuntamenti. Chi espone e chi visita sono le due facce di un mondo, quello del mare, che vive il momento magico di una crescente consapevolezza del suo valore. L’ingresso delle nuove leve nel cuore della nautica sta accelerando il processo di ricerca di soluzioni che sempre più tutelino il bene primario che il mare, i laghi e tutto ciò che è acqua rappresentano. La tecnologia da una parte e il modo più maturo di vivere la natura hanno innescato un mix virtuoso palpabile sulle banchine dei Saloni. L’Italia, che della nautica è protagonista assoluta a livello mondiale, è alle prese con una situazione che vede i carnet ordini pieni per i prossimi due anni (in alcuni casi, per la costruzione degli yacht di dimensioni maggiori, anche tre) ma una difficoltà di rispettare gli impegni a causa dei ritardi o della mancanza di materie prime e componenti.

Un problema che affligge peraltro molti altri settori produttivi italiani, europei e americani e che è figlio della politica di espansione della Cina. L’accaparramento di materie prime – è il caso degli acciai e di alcuni tipi di legni – e il loro stoccaggio con immissione sui mercati a tappe ridotte e prezzi maggiorati è uno dei motivi, non il solo. L’acquisizione di importanti compagnie di trasporto navale container e di porti sparsi per i vari continenti ne è un secondo aspetto. L’influenza politica ed economica su altri paesi della sua cintura asiatica (con la relativa ragnatela di pratiche burocratiche), fa il resto. Molti cantieri, soprattutto i più grandi, si sono organizzati accumulando più scorte possibili, anche a costo di pagare prezzi maggiorati, pur di non dover tardare le consegne o prendere nuovi impegni. Altri si trovano in difficoltà e sono a caccia di forniture alternative in giro per il mondo.

Una congiuntura che non scalfisce comunque la leadership della nautica del nostro Paese e che sta accelerando la ricerca verso soluzioni tecnologiche ed ecosostenibili in grado di garantire anche un più facile reperimento. In attesa della prossima stagione degli appuntamenti espositivi – quello di maggior rilievo, posto sia confermato, è quello di inizio 2022 a Dusseldorf, in Germania – si lavora a ritmi serrati, cercando ovunque (portandosela anche via l’un l’altro a colpi di rialzi di salari) la manodopera specializzata della quale soffriamo una carenza endemica. La sfida del made in Italy per mantenere la leadership del diporto sui mari del mondo si fa ancora più dura e appassionante. Una continua traversata oceanica all’insegna del meteo estremo. Sul cui esito positivo nessun cantiere nutre dubbi.

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